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La Dichiarazione dei Diritti in Internet, presentato il testo.

Il 28 di Luglio è stata presentata la Dichiarazione dei Diritti in Internet, ma cos'é?

E' un testo che raccoglie una serie di dichiarazioni di principio attorno al tema dei diritti del cittadino verso internet, redatte da un gruppo di esperti provenienti da diversi settori della società civile (la commissione era presieduta da Stefano Rodotà).

La redazione di questo documento è stata promossa dalla Presidenza della Camera (Laura Boldrini in primis) e oggi l'attività della commissione si è conclusa con la presentazione del testo. L'attività di redazione è stata animata da buone intenzioni e, sin dall'inizio, ha cercato un ampio respiro, nella speranza che possa persino essere il testo guida in ambito internazionale, in quanto ad oggi manca un documento organico sul tema. Un'interessante novità è stata che, per un certo periodo, si è cercata la partecipazione del pubblico, utilizzando la piattaforma elettronica di dibattito dei CIVICI [...oggi chiusa].

Il testo è quello che è: una serie di dichiarazioni di principio, una guida su quello che dovrebbero essere i diritti dei cittadini in internet, espressi in termini volutamente vaghi, frutto di una mediazione politica all'interno della Commissione. Non è una delibera, e oggi non fa parte del corpus legislativo [...non fa testo...]. Peraltro la forma del testo non ne permette la presentazione per la sua traduzione in legge/decreto/regolamento (vedasi video).

Tutto ciò non fa sperare che il testo si traduca in qualcosa di concreto nel breve/medio periodo, e personalmente temo che finirà nell'archivio polveroso della Camera assieme ad altre iniziative precedentemente promosse [Chi si ricorda della consultazione, promossa dalle istituzioni, per le riforme costituzionali?]. Ma facciamo finta che questa abbia un seguito... e provo a fare qualche riflessione.

Qualche obbiezione di base.

Nel corso della sua elaborazione si sono evidenziate anche alcune interessanti obbiezioni di base, che riguardano le conseguenze dell'applicazione di molti dei diritti promossi nel testo: il far valere dei diritti porta inevitabilmente a forzare delle “regole” in internet, ovvero creare su di esso un controllo oggettivo.

Internet dovrebbe essere regolamentato?

Alcuni sostengono che il carattere rivoluzionario di internet sia proprio nella sua incontrollabilità, e che azioni volte a irregimentarlo (anche per buone intenzioni) lo ucciderebbe come media innovativo, trasformandolo in un surrogato dei tradizionali media (TV, giornali, ecc...).

Internet è controllabile?

Alcuni ritengono che il controllo delle attività in internet è oggettivamente impossibile, sia per il tipo di tecnologia usata, sia per il carattere transnazionale del media, per cui il testo è sostanzialmente inapplicabile, dunque inutile.

Internet sarebbe usufruibile?

Infine c'é chi ritiene che la puntuale applicazione di tutte le precauzioni necessarie per assicurare i diritti specificati, renderebbe l'utilizzo di internet impossibile e/o difficoltoso e/o costoso, al punto da renderne impossibile molti utilizzi.

Riguardo alla tutela della privacy degli utenti, il problema è stato “sfiorato” recentemente con il problema dei cockie: questi possono essere veicolo di controllo sugli utenti, ma sono anche strumenti essenziali per realizzare quelle automazioni che rendono tanto usufruibile internet per l'utente medio. Si è arrivati così alla soluzione di compromesso [non sono le parole esatte che vorrei usare]: tutti i siti sono stati obbligati a chiedere il consenso informato agli utenti [con seccatura generale]... e quest'ultimi non potevano che accettare, altrimenti molti siti sarebbero stati di fatto inutilizzabili.

Bisogna ricordare che molti “oggetti” in internet riteniamo che lavorino bene proprio perché tracciano i gusti degli utenti, e propongono i contenuti che li soddisfano. Senza questi meccanismi, i seguitissimi Google (motore di ricerca) e Facebook (socialnetwork) sarebbero usati da pochi.

Applicazione della Dichiarazione

Anche con la volontà di applicarla, c'è da chiedersi quanto del testo ha possibilità pratiche di avere un seguito.

Un esempio evidente è quello del diritto d'accesso (art. 2): in un clima di progressiva smobilitazione dei servizi pubblici (come quelli essenziali della sanità e dell'istruzione pubblica), quali concreti investimenti ci si può aspettare? Gli annunciati investimenti generici per l'ammodernamento della rete di per sé non assicurano libero accesso alle persone economicamente o culturalmente più deboli, possono solo dare più banda passante a chi se la può permettere.

Interessante è la vicenda dei lavori d'ammodernamento della rete nel Piemonte, dove a milioni di euro d'investimento e chilometri di fibra installati, non corrisponde un equivalente miglioramento della connettività.

Un altro esempio riguarda la neutralità della rete (art. 4): chi avrà la forza oggettiva di verificare e imporre alle multinazionali della telecomunicazione, di NON controllare il traffico dati a seconda delle loro interessi? L'Antitrust italiano? Il Garante?...

E ancora, la protezione dell'anonimato degli utenti (art. 10): oggi, dopo le note vicende emerse con Snowden, e dopo che la Francia si fa vanto di un programma di controllo massivo delle telecomunicazioni, chi potrà anche solo dire di proteggere l'anonimato degli internauti?...

Altro punto punto fondamentale riguarda se la politica vorrà dare seguito a tutta, o solo una parte dei contenuti della Dichiarazione. La cosa non è irrilevante: la Dichiarazione presenta punti antitetici, non si può avere giustizia applicandone rigidamente un punto, tralasciando totalmente la sua antitesi.

Un esempio è il noto diritto all'oblio (art. 11):

  • il punto 11.1 dice che una persona (anche personalità pubbliche) ha diritto di essere cancellato dai motori di ricerca;
  • il punto 11.2 dice che non può essere limitata la ricerca [...] e al pubblico di essere informato.

L'applicazione del punto 11.1 della Dichiarazione, trascurando il punto 11.2, creerebbe un sbilanciamento che porterebbe alla scomparsa di molto della funzione informativa di internet. C'è da sperare che la peggior politica non ne approfitti per forzare il sistema, sbandierando la Dichiarazione come giustificazione al malfatto.

Interpretazione delle dicotomie.

L'aspetto più “grigio” della Dichiarazione, stà però proprio nella presenza di molti temi antitetici: buoni propositi in un senso e buoni propositi in senso opposto.

La loro traduzione in pratiche oggettive, leggi e regolamenti, costituirà il vero busillis dell'applicazione della Dichiarazione; com'è ora si rischia il continuo ricorso alla magistratura (in primis) e la Cassazione (dopo), ogni volta che si tenti di stabilire il limite di uno o il contrapposto diritto. Ovviamente questo a tutto vantaggio di chi può permettersi di arrivare agli alti gradi di giudizio (vale a dire i ricchi e i potenti).

Vedremo se saranno rose... spine... o fumo.

Intanto vi invito alla lettura della Dichiarazione: è breve e può essere di spunto per riflessioni.

Inserito da Luca Zanellato il 20 Ago 2015 alle 15:57 | Commenti (0)
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Tags: diritti, internet
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